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Per David Kato, militante ugandese

InComunicati su 28 gennaio 2011 a 13:27

«Quando si pianta un seme, esso non produce nulla fino a quando non muore. Così, io so che alcuni di noi, dovremo morire. Lo so. Ma quello sarà un nuovo inizio…»

David Kato, ugandese, attivista dell’associazione Sexual Minorities Uganda, fortemente coinvolta nella difesa della comunità GLBT. David si batteva per i diritti umani della gente del suo paese. Per questo è stato ucciso, a bastonate, dentro casa sua. Il suo indirizzo era stato reso pubblico dalla rivista Rolling Stone, che lo aveva pubblicato assieme alle foto di altri attivisti ugandesi assieme alla scritta “impiccateli tutti”.

Qualcuno ha seguito il consiglio, ma usando il bastone.

Il Centro Omosessuale di Iniziativa Politica e Culturale Pegaso esprime il proprio sdegno e il proprio sconcerto per il clima d’odio contro le persone GLBT in Uganda, odio che si è protratto fino alle estreme conseguenze, concretizzandosi in una morte assurda, inumana e atroce.

Ora più che mai bisogna impegnarsi affinché si crei una cultura, in Italia e nel mondo, che sia di argine all’odio e sia feconda dello spirito di condivisione e di accoglienza che dovrebbero renderci umani, a dispetto di ogni follia e di ogni barbarie.

La giornata della Memoria, a Catania

InAppuntamenti su 26 gennaio 2011 a 18:26

Il collettivo lesbico catanese “Goditive e Generose” in occasione della Giornata mondiale della Memoria ha organizzato un incontro per il 27 Gennaio alle ore 19.30 al Nievski scala alessi Catania.

L’evento prevede un reading sulla resistenza lesbica al nazismo, una mostra biografica di donne lesbiche durante il nazismo e la presentazione e proiezione del documentario “Love story: Berlin” di Catrine Clay.

Seguirà la cena sociale.

Ricordando Alfredo, nel dialogo con le religioni

InAppuntamenti su 13 gennaio 2011 a 18:06

Pubblichiamo dal profilo Facebook di Arcigay Catania, a cui si rimanda:

Ciao a tutte e tutti

come sapete, da diversi anni il 13 Gennaio è la giornata dedicata al dialogo fra religioni ed omosessualità.

Ci rivolgiamo a Voi, sia che siate credenti, sia che siate atei. Ora vi spieghiamo il perchè la Vostra presenza sarà necessaria:

Questa ricorrenza nasce per la commemorazione di Alfredo Ormando, giovane siciliano che il 13 gennaio 1998 si diede fuoco a Roma in Piazza San Pietro per protestare contro l’atteggiamento della Chiesa Cattolica nei confronti degli omosessuali. Morì dopo 10 giorni di atroci sofferenze nell’ospedale romano Sant’Eugenio, dove era stato ricoverato in fin di vita dopo che due poliziotti avevano cercato di spegnere le fiamme che lo avvolgevano.

Per ricordare questo gesto abbiamo pensato quest’anno di proporre un’azione di massa rivolta principalmente alla Chiesa Cattolica, che ci possa permettere di provare a creare un varco all’interno di tale realtà e sensibilizzare l’opinione pubblica a tali temi sociali nel tentativo di instaurare un dialogo.

(Il testo continua sulla pagina dell’evento)

Essere madri non è mai un errore!

InItalia su 5 gennaio 2011 a 01:48

Pubblichiamo la lettera che Gianna Nannini ha scritto per la sua bimba, Penelope, pubblicandola dalle colonne di Vanity Fair. Non aggiungendo nulla se non la piccola riflessione che essere madri e dare amore non è mai un errore.

Vai Gianna!

Ti chiamerò Penelope perché mi hai aspettata tanto prima di nascere. Hai aspettato che fossi pronta. Per tre volte non lo sono stata, ma oggi lo sono. Tu, il più grande amore della mia vita, arrivi dopo il dolore profondo e lo shock. Ma ci ho creduto pienamente, e ho sentito la forza per riuscirci, e Ti ho desiderata così tanto che oggi, mentre scrivo, Ti ho dentro di me. «Solo i sogni sono veri». Quelli che fai, quelli che esistono, quelli che vogliono esistere.
E Tu, che per ora fai solo rumore dentro di me, sei vera e mi ascolti cantare qui in sala. Mi tiri fuori una voce che non ho mai avuto, sì, e sei Tu, sangue del mio sangue, che mi fai raggiungere note mai sfiorate prima.  Sei Tu la gioia che aspetto, e che non mi è dato di comprendere fino a quando non saremo faccia a faccia, io e Te. La famiglia fa incazzare. E per mettere al mondo un figlio bisognerebbe prendere almeno la patente. Sì, perché io non capisco come sia possibile che per guidare la macchina, o la barca, o anche il motorino serva un attestato di idoneità, e per essere genitori no. Si va forse incontro a minori responsabilità? Io la patente l’ho presa, perché negli anni ho imparato a vivere e ad amare. E ho imparato che prima di metterli al mondo, i figli, bisognerebbe fare un esame che tenga in considerazione il rispetto della vita altrui e della libertà. La libertà dei bambini, quella che ci viene tolta, giorno dopo giorno, man mano che ci troviamo costretti a crescere.
Perché chi crede che essere genitore sia un diritto, e non un dovere, finisce per indottrinare i propri figli anziché educarli. I nostri figli però – come scriveva Khalil Gibran – non sono nostri, non vengono da noi ma attraverso di noi, non bisogna considerarli di nostra proprietà: non devono essere costretti a pensarla come noi, perché hanno i loro pensieri, che possono essere simili ai nostri, o a volte contrari, e in ogni caso è bene che li abbiano e che se li tengano stretti. E anche il «mestiere» di figlio è difficile: specie da piccoli, quando si è in balia di genitori che spesso, trovando tanto difficile capire che cosa vuole un bambino, rinunciano a capire e decidono da soli che cosa è giusto per lui, e «sporcano» così la sua possibilità di vivere. Ti dico questo perché tanto tempo fa, nel 1983, mentre in Germania registravo Puzzle, sono morta e rinata, e ho rivissuto quello che succede a un bambino dagli zero ai tre anni. Ma di questo parleremo più avanti.

Per spiegarlo meglio ci vorranno molte pagine. Ciò che conta è che in questa nuova vita sono quella di oggi; c’è stata qualche forza che ha cominciato a dettarmi, in parole e in musica, messaggi forti di libertà e amore. Tutto quello che mi accadeva intorno era una scoperta: l’amore come la musica. E così è stato fino a oggi, fino a quando la voglia potente di metterti al mondo ha preso il predominio su tutto il resto, anche sulla mia stessa vita. La voglia è diventata realtà: Tu sei la mia realtà. E ancora adesso, in questo istante, mentre Ti scrivo, stento a credere che possa essere vero. Sono incredula a ogni ecografia. Il battito del Tuo cuore è la musica più bella. «Ogni tanto penso a te, sposti tutti i miei confini», Ti ho scritto in una nuova canzone. Ed è proprio così. A ogni emozione che mi dai corrisponde la gioia di farmi travolgere da tutto quello che Tu sei per me.

Sensazione decisamente più bella di quando a travolgermi sono state le chiacchiere. La più bella cosa di un figlio che sta per nascere è lui-lei che viene al mondo, la vita che decide anche per Te di batterti dentro, che ti fa sapere che non ci sei solo Tu e il tuo mondo intorno. C’è qualcosa di più: più bello, più forte, più importante.

La cosa più bella è la realtà che Tu ci sei, e che stai per arrivare fra le mie braccia. Eccomi, sono «un caso», lo sanno tutti. Ora posso confermare: sì, è vero, sono incinta! Eccoti: in quella foto in 3D, Tu, SEI la mia risposta! All’improvviso tutti si sono dimenticati della libertà, e del diritto che ha ciascuno di noi di fare quello che vuole, quando vuole e con chi vuole.

Ero a Londra, a registrare Io e Te, quando è partito il dibattito, questa estate: ho letto solo alcuni titoli, poi mi sono sentita in dovere di prendere le distanze per proteggerti e ascoltare le emozioni che venivano da Te, che stavi buona solo quando cantavo, e ti emozionavi con me sentendo gli archi che Wil Malone dirigeva dallo Studio 1 di Abbey Road. Roba da perdere i sensi, ma Tu già lo sai, già li hai sentiti, infatti sei di orecchio buono, quando suonano ascolti incantata, e non Ti muovi scalpitando incazzata come invece ti succede quando senti «troiai» in Tv.

Mi piace pensare che Io e Te possa rimanere il mio inno all’amore, un amore grande che rivendichi il desiderio della donna e la sua libera scelta. Ho sentito tanta gente che ha vissuto questa notizia, assieme a me, con esultanza e brivido. Li ho sentiti vicini, mi hanno dato la forza necessaria per non rispondere, per proteggerci, per conservare le energie per quando ne avremo più bisogno, per quando saremo Io e Te.

E li ringrazio di gran cuore, perché mi hanno permesso di non perdere mai di vista la cosa più importante: la mia bambina. Così come non ringrazio affatto chi mi ha dato contro, ancora una volta. Chi, invece che cercare di capire, ha preferito giudicare, puntare il dito e criticare. Perché le dita puntate addosso le ho da una vita, e forse qualche errore l’ho commesso. Ma se c’è una cosa che so, adesso, è che Tu sei tutto, però non sei un errore. Ehi, Ti sto aspettando, Ti osservo le guance e non vedo l’ora di sollevarti sopra di me per scoprire tutto quello che non so di Te e quello che ancora oggi non so di me.

Vivo di vivere, e Ti voglio far ridere. Ne faremo delle belle insieme, Io e Te. Ciao, amore. «God is a woman», Dio è donna. Lo capirai presto e lo capiremo insieme. E voi, oh voi, che mi siete stati vicini e lontani: vi amo. E vi invito tutti al mio battesimo rock.

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